La storia della tecnologia in Cina: il bel libro "Tecnocina"
Conoscere la Cina, e la sua evoluzione tecnologica, è oggi indispensabile per comprendere l'intera società digitale e i suoi delicati equilibri.
Proprio ieri sera ho terminato di (ri)leggere, a distanza di un paio d'anni, “Tecnocina”, un bel saggio di Simone Pieranni sulla storia, e l’evoluzione, della tecnologia in Cina. Il sottotitolo è, infatti, “Storia della tecnologia cinese dal 1949 a oggi”; l’editore è ADD.
Il lavoro di ricostruzione storica che ha fatto l’Autore è certosino, apprezzabilissimo e degno di nota. Ha voluto descrivere l’ingresso della “tecnica” nella cultura cinese collegandolo, opportunamente, a eventi politici, a fatti storici, a personaggi e a storie. Il risultato è che nonostante il libro (apparentemente agile, è di circa 230 pagine) sia pieno di informazioni, la lettura scorre benissimo e in alcune parti (che richiamano, ad esempio, un po’ di folclore locale) è davvero appassionante.
Sono tante le parti che mi hanno interessato e che mi sono appuntato. Sicuramente, in primis, i rapporti complicati con l’Unione Sovietica e con il mondo occidentale, soprattutto gli Stati Uniti d’America. Il passaggio dal trasferimento tecnologico (legato alla politica) alla creazione in loco della tecnologia (o “indipendenza tecnologica” che dir si voglia) è ben descritto nella sua complessità ed è indispensabile per comprendere il quadro moderno, anche e soprattutto nella parte dove richiama il problema dei chip (o microprocessori).
Il saggio non è solo sull’informatica e l’intelligenza artificiale, si badi bene. Parla anche di spazio e di satelliti, di genetica, di trasporti e ferrovie.
Le parti che mi hanno più affascinato sono quelle che hanno toccato il sistema di sorveglianza tecnologica cinese (e il suo perfezionamento nel corso degli anni in una cooperazione tra pubblico e "privato"), l’uso dei big data per il controllo sociale (sino al social scoring e all'idea, tipicamente cinese, della "cittadinanza a punti"), l’avvento dell’intelligenza artificiale (e il suo delicato rapporto con le tradizioni politiche e la centralità della persona), la creazione di piattaforme, sistemi di pagamento e social network locali e, in generale, la volontà di dominare l’informazione e di usare la tecnica come strumento di controllo sociale.
Pieranni provvede a sfatare anche, nella sua narrazione, molti miti, e cerca sempre di ancorare le notizie (e i pensieri) a fonti ben indicate nella parte finale del libro e a "ere" politiche che aiutano il lettore a collocare gli eventi nel tempo.
Si tratta, in sintesi, di un libro di storia, molto neutro e obiettivo (e, per questo, ancora più apprezzabile), che unisce aneddoti suggestivi ad approfondimenti tecnologici puntuali e sempre ben spiegati. Uno strumento molto utile, oggi, per capire i reali rapporti economici, di forza e geopolitici che caratterizzano la società (non solo) digitale in cui viviamo. Certo, in questi due anni sono cambiate tante cose, ma una base solida può consentire poi a chi è interessato di ricostruire e interpretare da solo gli eventi più recenti.