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Mi chiamo Giovanni Ziccardi, sono emiliano, nato nel 1969 a Castelfranco Emilia, in provincia di Modena: un paese di più di 20.000 abitanti adagiato, appunto, sulla Via Emilia e dove ogni anno, a settembre, celebriamo la nascita del tortellino. Sono cresciuto equamente influenzato dalla tradizione modenese e da quella bolognese. I miei studi superiori, universitari e post-universitari si sono divisi tra Modena e Bologna. Dal 2002, però, vivo a Milano, dove mi sono trasferito per lavoro.

Ho iniziato a scrivere regolarmente quando avevo più o meno vent’anni.
Prima di allora, ricordo che mi dedicai, da adolescente, alla scrittura del libretto “Anni di Versi”, un volumetto ironico che scrissi e feci circolare "clandestinamente" nella mia classe del Liceo Muratori di Modena (Sezione C) e che, penso, sia ormai andato perduto. Forse qualche copia è rimasta dentro polverosi scatoloni nelle cantine di ex compagni di scuola tra Nonantola, Modena e Casinalbo. Non era nulla di che: descrivevo, enfatizzandola, la vita quotidiana in un liceo classico di provincia, i tic dei professori e le disavventure dei miei sodali di classe.

I miei primi articoli “seri”, siglati e poi firmati, sono apparsi sulle pagine provinciali della “Gazzetta di Modena” agli inizi degli anni Novanta. Fu il primo quotidiano che, con l’allora direttore Antonio Mascolo e grazie all’intercessione del mio amico Emilio Tomasini, mi diede una possibilità e m’introdusse all’affascinante mondo della carta stampata e del giornalismo. Scrivevo di calcio (seguivo le partite della Virtus Castelfranco: ricordo il freddo dell’inverno sul cemento delle tribune, il tabellino da preparare in fretta e il tifo acceso delle compagne dei giocatori), di cronaca giudiziaria (visto che mi ero iscritto a Giurisprudenza a Modena, fui “inviato”, per un certo periodo, presso la Pretura di Sassuolo: udienze tutti i venerdì) e, ogni tanto, facevo qualche incursione sulle pagine della cronaca cittadina.

Da allora, non ho più smesso di scrivere e, nel corso degli anni, ho collaborato con quasi tutte le più importante testate nazionali.
Da anni, poi, ho una rubrica sul settimanale “Donna Moderna” dove mi occupo di diritti digitali.

Subito dopo la laurea in Giurisprudenza, l’esame da avvocato e un dottorato di ricerca in Informatica Giuridica a Bologna sul tema dei crimini informatici, la mia scrittura ha preso la strada di articoli scientifici e, poi, di libri: saggi, in italiano e in inglese, racconti e thriller.

Il primo thriller, “Occhi nella rete”, pubblicato da Mucchi Editore di Modena nel 2000, ha anticipato il secondo del 2012 (“L’ultimo hacker”) e il terzo in uscita nel 2018 (“La rete ombra”), pubblicati tutti e due da Marsilio nella collana “Farfalle”.

I temi dei miei scritti “professionali” ruotano soprattutto attorno alla tecnologia, in tutti i suoi aspetti: ho scritto, e scrivo, di crittografia e di odio online, di sorveglianza occulta e di controllo globale, di diritto d’autore e di resistenza elettronica, di morte digitale e di diritti fondamentali, di guerra dell’informazione e di politica sui social network, di downshifting digitale e di hacking, di privacy e di crimini informatici. Aggiorno troppo poco un podcast, “Zero Days”, dove parlo di sicurezza, e cerco di mantenere una discreta attività sui social, soprattutto su LinkedIn, Facebook e Twitter.

Ho portato avanti, negli anni, la passione per la musica (in particolare per la chitarra), per i viaggi (soprattutto nei Paesi dell’Est: grazie all’insegnamento dei miei genitori mi è rimasto un debole per Praga, città che ho frequentato a lungo), per la lettura e per i posti di mare, soprattutto la mia amata Romagna e il sud.

Sul comodino, e nella mia libreria, ho i fumetti di Frank Miller e i libri di Pier Vittorio Tondelli e di Emidio Clementi, di Aldo Busi e di Alberto Arbasino, di Ernest Hemingway e di Angelo Maria Ripellino, di Claudio Magris e di Mariolina Venezia, di Valerio Massimo Manfredi e di Lee Child, di Jeffery Deaver e di John Grisham, di Scott Turow e di Karel Çapek, di Francesco Guccini e di Silvia Ballestra, di Franz Kafka e di George Orwell, oltre a manuali di storia e di geopolitica, a classici russi, alle poesie di Sandro Penna e di Alda Merini, agli scritti di Stefano Rodotà, di Norberto Bobbio e di Pier Paolo Pasolini, di Harper Lee e di Haruki Murakami, di Hannah Arendt e di Stefano Benni, di Primo Levi e di Carlo Levi, di John Williams e di Anna Politkovskaja.

“Praga Magica”, “Cristo si è fermato a Eboli”, “Mille anni che sto qui”, La notte del Pratello”, “Stoner”, “La guerra degli Antò”, “Danubio”, “Fiesta”, “Altri libertini” e “1984” sono solo alcuni dei libri che sovente rileggo, che hanno significato molto per me e da cui cerco di trarre costante ispirazione.

In questo blog scriverò di tutto ciò che mi passerà per la mente. Vorrei fare resoconti dei miei viaggi (magari con toni un po’ surreali, e arricchirli di fotografie) ed esplorare anche il registro comico, vorrei riflettere sui libri che mi fanno compagnia o sui temi che mi trovo a dover trattare per lavoro, ma anche scrivere sulla vita di un emiliano a Milano, sulla complessità della nostra società, sulla necessità di semplificare, in molti casi, la “cultura” e la sua trasmissione ai più giovani.

Questo blog sarà anche un’officina permanente per idee o scritti che, eventualmente, svilupperò meglio in altre sedi o, al contrario, ospiterà la versione definitiva o, comunque, più curata, di idee che ho, sinora, solo abbozzato.

Il mio blog non avrà scadenze. Non avrà direttori, né linee editoriali. Non avrà metodo o pianificazione, ma assoluta e pura libertà.

TRASPARENZA

Il mio lavoro è quello di professore universitario a tempo pieno di Informatica Giuridica presso l’Università degli Studi di Milano. Nulla di quanto è scritto in queste pagine, però, è riferito – o è, in alcun modo, riferibile – alla mia posizione universitaria né, tantomeno, all’Università stessa, né alla mia attività o qualifica di professore universitario. Esprime unicamente il mio parere, e mai quello del mio datore di lavoro. Nulla è riferibile, allo stesso modo, alle mie attività di docenza presso l’Università degli Studi di Bologna, e a tale Ateneo, né alla mia partecipazione alle attività del Comitato Sicurezza e Protezione dei Dati dell’Università degli Studi di Milano.

Non ho clienti, e non svolgo attività libero-professionale. Non sono pagato per partecipare alle attività di Comitati, o per sedere in board, organismi di vigilanza o consigli d’amministrazione. Non ho mai avuto, e non ho, tessere di partiti politici.

Ho collaborato, o collaboro, con numerosi quotidiani senza soluzione di continuità (tra gli altri: Il Fatto Quotidiano, La Repubblica e Robinson, Il Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, Il Quotidiano Giuridico, Il Quotidiano IPSOA) e con settimanali (Donna Moderna, Grazia, Wired). Ho pubblicato, e pubblico, con numerosi editori (tra gli altri: Giuffrè, Il Mulino, Giappichelli, Raffaello Cortina, De Agostini/UTET, Marsilio, Mucchi, Pearson, Springer, IPSOA, Wolters Kluwer, Il Sole 24 Ore, l’Enciclopedia Italiana Treccani). Sono docente per diverse società di formazione (tra le altre: Giuffrè, Wolters Kluwer, Altalex, Euroconference, Federprivacy, IRSA). Nessuno degli articoli pubblicati su questo blog, però, è commissionato, o condizionato, dalle testate o dalle aziende poco sopra citate.

Sono giornalista pubblicista dal 1996 (tessera n. 079240, Ordine dei Giornalisti dell’Emilia Romagna) e sono direttore della rivista scientifica Ciberspazio e Diritto. Sono iscritto all’albo speciale degli avvocati, Ordine degli Avvocati di Modena, e siedo gratuitamente nel Collegio dei Probiviri del Clusit, società italiana per la sicurezza informatica.

Tutti i libri che cito sul blog sono stati da me acquistati, e la loro eventuale recensione non è stata in alcun modo suggerita né, tantomeno, condizionata, da qualsivoglia editore o autore. Se ricevuti in omaggio, ciò sarà chiaramente indicato.

Eventuali conflitti d’interesse specifici, che dovessero essere correlati al singolo post, saranno posti in evidenza in coda al testo stesso.

Nessuno mi paga per scrivere su questo blog, né ricevo compensi in natura o altri tipi di favori.

Lo spazio in hosting è acquistato a mie spese. Non ci sono, su questo sito, banner pubblicitari o pagine di advertising che mi possano portare un qualche tipo di profitto.

Non raccolgo dati dei miei lettori. L’eventuale trattamento occasionale di dati è, comunque, effettuato dal sottoscritto/persona fisica nell’ambito di attività a carattere esclusivamente personale e domestico e, quindi, senza alcuna connessione con un’attività commerciale o professionale.

Non ho investimenti o interessi nelle società citate negli articoli.