Astro Bot finito: che bel gioco!

Ho appena terminato il bellissimo videogioco Astro Bot per Playstation 5. Qui di seguito, alcune considerazioni.

Astro Bot finito: che bel gioco!

Il primo gioco in assoluto che ho terminato per la mia console più recente, ossia la Playstation 5, è stato, sotto le feste di Natale, Astro Bot del Team Asobi. 

Astro Bot è ormai considerato tra i capolavori moderni del mondo dei videogiochi, e penso che m’impegnerà ancora per diverse ore: pur avendo completato la trama, sconfitto il boss e essermi gustato il finale e i titoli di coda, ho ancora una cinquantina di "amici bot" da salvare, sparsi in diversi pianeti e galassie nascoste (e che andrò a cercare con molta cura, e calma, nei quasi 100 livelli che già ho attraversato almeno una volta).

Innumerevoli recensioni in tutto il mondo, in questi ultimi due anni, hanno elogiato i pregi di questa opera d’arte, e vi consiglio, se siete curiosi/e, di cercarle sia su riviste specializzate, sia su quotidiani e settimanali per avere indicazioni più precisa sulla natura e le caratteristiche di questo prodotto. 

A mente tranquilla, e controller ancora caldo, mi fa però piacere condividere con voi alcuni spunti che penso che approfondirò meglio nei miei studi su videogiochi, diritto e società che sto pensando di portare avanti anche in quest’anno appena iniziato.

Le parole chiave che mi vengono in mente per sintetizzare questo gioco (e la sua atmosfera) sono “sorriso/simpatia”, “facilità di gioco”, “ricordi”, “nuova esperienza tattile” e, soprattutto, una fruizione originale del mondo circostante.

“Sorriso”, innanzitutto: beh, è un gioco che si attraversa per tutto il tempo con il sorriso sulle labbra. Mi vengono in mente i comportamenti dei bot e dei nemici, le trovate assurde degli sceneggiatori e gli ambienti tutti spiritosi. Anche l’idea del protagonista carino, divertente, un robot che, in fondo, cerca gli amici, è una scelta "politica" azzeccata per connotare l’intera atmosfera. Siamo in piena tradizione Giapponese del robot buono, simpatico ed empatico, alla Astro Boy, per intenderci.

Circa la facilità di gioco, poi, questa opera è accessibile a tutti, bambini e adulti. In alcuni passaggi più difficili occorre, certo, più attenzione e pratica, ma nessun livello è insuperabile. La "guida volante", dopo il primo tentativo di pianeta, che può accompagnare il protagonista nella ricerca dei bot mancanti o dei pezzi di puzzle, facilita tantissimo il percorso. Richiede, invece, più attenzione, e dedizione, il completare al 100% il gioco, soprattutto nelle sfide. Non sono un fanatico del "platinare" i giochi, quindi penso che cercherò ancora un po' di robot in giro per la galassia e poi passerò a un altro gioco.

Non è, comunque, un gioco in grado di mettere in difficoltà, e questa è un’ottima cosa anche come incentivo a giocare e rigiocare. Il confine dato, poi, dal sistema di livelli chiusi permette di effettuare anche partite veloci, di pochi minuti, anche solo per raggiungere specifici obiettivi. La sensazione, ottima, è quella di non prendere in mano ogni volta un gioco impegnativo su spazi e mondi aperti che ci possa portare via ore, ma un gioco da partite "mordi-e-fuggi" che diano soddisfazione. Questo è molto importante in un panorama attuale dove molti videogiochi mettono ansia in alcuni utenti proprio per la loro complessità e vastità, vere e proprie opere cinematografiche interattive da decine e decine di ore. In questo caso si ritorna un po' alle origini, quando una partita poteva durare anche solo pochi minuti ma era altrettanto divertente.

I ricordi che vengono stimolati sono, poi, tantissimi, ma è il DNA di questo gioco, pensato anche come "celebrativo" della storia dei videogiochi. Abbiamo ricordi di personaggi e di ambienti di altri giochi, di stili di combattimento, esplorazione e salti, ma anche della evoluzione della storia dei videogiochi, dai pixel alle giungle. Occorre essere dei veri esperti per indovinare e riconoscere tutti i riferimenti, un po’ come in Ready Player One o in Pixels, i ben noti film che in qualche modo ricordano i livelli di Astro Bot, ma apprezzerete di sicuro i chiari riferimenti ad altri capolavori quali Tomb Raider, Uncharted, God of War, Horizon e simili. Un gioco anche e soprattutto per nostalgici, insomma.

Infine, l’esperienza tattile dell’uso ai massimi livelli del controller DualSense è davvero suggestiva, e impossibile da descrivere. Il team ha ulteriormente perfezionato il rapporto tra controller e gioco e la sensazione è immersiva e coinvolgente, soprattutto nell’interazione con gli ambienti, grazie anche al suono proveniente da più parti.

Si tratta di un grande platform, in conclusione, con una grafica sempre impeccabile (anche quando cambia prospettiva), un gameplay equilibratissimo anche per gli amanti più sfegatati del genere e un sistema di livelli e di contenuti nascosti, o aggiuntivi, che lascia, al termine di ogni partita, la voglia di giocare di nuovo.