Era dai tempi di “Miss Maglietta Bagnata 1964”, che, per incidens, fu vinta dall’Elvira di Bagnacavallo, poi rimasta sino a oggi cliente fedele del Bagno Cesira, “per incidens” nel senso che la gara era stata vinta da un’altra bagnante, ma poi l’Elvira cadde sul selciato nel momento della sfilata e, per evitare grane con l’assicurazione, si decise di far vincere lei, comunque, non divaghiamo, dicevo, per incidens, che era dai tempi di “Miss Maglietta Bagnata” 1964 che non si teneva, al Bagno Cesira, un summit, all’alba, di tale importanza.

Gli elicotteri militari si erano alzati in volo già alle quattro del mattino, partiti da Cesena, e sorvolavano silenziosi gli stabulari per le cozze lì in zona. I reparti speciali erano già appostati in pineta, e mimetizzati tra le frasche.
Un satellite cinese era stato dirottato e riprogrammato, e ora puntava direttamente sull’ombrellone 23 del bagno romagnolo. La Questura e l’Autorità aeroportuale avevano disposto divieto di sorvolo e di balneazione tra Fosso Ghiaia e la Tagliata.
Neanche a un concerto di Gianni Drudi era mai stato allestito un simile sistema di sicurezza.

L’occasione di questo summit non erano i festeggiamenti per il 25 aprile, anche se alcuni partecipanti si erano presentati con bandiere e cappellini, né l’inaugurazione della stagione, né il fatto che, finalmente, il titolare del bagno, Primo Graziadei, avesse deciso di rimuovere dal cabaret le pizzette del 1982, ferme lì dal gol di Tardelli, ma il motivo era il conto alla rovescia, meno trenta, che preannunciava, il 25 maggio, l’attuazione del GDPR. Il tanto temuto regolamento europeo per la protezione dei dati. Che di lì a un mese sarebbe stato pienamente efficace.

Il titolare del Bagno Cesira aveva fatto sua l’idea geniale, suggerita da suo nipote fuori corso in Bocconi – suo nipote, per incidens, era talmente fuori corso che ancora pagava la retta universitaria in lire, anche se in questo caso era fuori corso perché era proprio ciuccio, non per incidens… – che, in uno sprazzo di lungimiranza, gli aveva detto di “cavalcare l’onda della privacy”.

Prima il bagnino non aveva capito bene cosa significasse “cavalcare l’onda della privacy”, ed era andato a fare windsurf nudo (aveva anche preso due paganelli e una sarda con modalità, per così dire, non convenzionali e senza togliere le mani dal boma, modalità che però, visto che mi leggono anche i bambini che bypassano i limiti di età previsti da Zuckerberg e dal GDPR e falsificano i dati di ingresso su Internet, non posso meglio specificare).

Poi, Primo aveva cambiato il nome del bagno, lasciando la C e la A e trasformandolo in “Bagno Complaians”. Si sarebbero così proposti, nella stagione entrante, come il primo stabilimento balneare della Romagna certificato GDPR. Il primo. Di Primo.

La riunione era fissata per l’alba.
Il primo ad arrivare fu Bombardéin, il meccanico in pensione che veniva dalla provincia con la sua Mini truccata. Poi sbucò, dalla pineta, la Nives, maestrina in pensione, seguita dal Professor Barilli, ex insegnante di latino e greco in un Liceo di Lugo, la sartina Oriana, il ragionier Pancaldi e Furio, ex sindacalista ormai in pensione e gestore dell’ultimo Circolo Politico comunista ad Ascensione, che avevano chiamato “Rosso Relativo”.

Il chinott speech (Primo non aveva ben capito cosa fosse, e aveva preparato litri di chinotto) era stato affidato a un tale Gunther, un ex manager della Mercedes in pensione che una volta, si diceva, si occupasse di sicurezza dei fumi di scarico e che frequentava da anni quelle spiagge.

Nessuno lo conosceva: era un nome che era stato proposto, con tutte le garanzie del caso (e a caso), dall’agenzia di spettacoli cui di solito il bagno si rivolgeva per le attività ludiche dello stabilimento.

“Ciò… durante la guerra era un dippiò”, spiegava orgoglioso il bagnino agli astanti, cercando di convincerli, mentre Gunther faceva i gargarismi prima di iniziare a parlare.

In realtà, l’unica cosa che Gunther aveva fatto nella vita era consistita nel gestire per due anni un concessionario Mercedes a Brema. Era diventato famoso perché era stato l’unico, dal 1926 e in tutto lo Stato tedesco, che era riuscito a far fallire un concessionario Mercedes in Germania, falsificando i dati e comprandosi, lui, tutte le automobili che vendeva senza, però, riuscire poi a rientrare dei debiti.

Prima di Gunther, il bagnino aveva cercato, sul mercato, un esperto GDPR vero, ma a ridosso della scadenza del 25 maggio 2018, non se ne trovavano più.
“Posso davi un’orchestra di liscio completa di autobus”, aveva detto Santini, dell’Agenzia “Talenti Unici in Romagna” - “oppure ho pronto un quartetto d’archi di gemelli monozigoti (“sembra che siano in otto a suonare!”), un mangiafuoco vegano che non beve olio di palma, un prestigiatore che fa sparire in un giorno il primo eritema ai tedeschi, poi ho uno di Cesenatico che suona Stravinskij con le ascelle, ma… mi spiace… niente, gli esperti GDPR li ho finiti da dicembre. Esauriti. Proprio come i comunisti veri. Guardi, gli ultimi due li ho mandati sulla Motonave Apollo pesce fresco e vino a bordo. Vanno via come il pane, gli esperti GDPR in questi mesi. E come il pesce fresco. E come il vino a bordo. Pensi che, due anni fa, due esperti privacy della mia agenzia hanno deciso di fare un figlio, anche lui esperto privacy, perché non ci stavano più dietro con le richieste di conferenze, e adesso la bimba ha due anni, ma fa già le conferenze dove loro non possono andare, ed è bravissima. L’hanno chiamata Pia”.

Poi, però, l’agente era stato preso da compassione, anche per i legami di amicizia, e aveva tirato fuori dalla tasca una seconda lista di suoi rappresentati, una lista ombra, sulla quale non garantiva, però, e con professionisti “che si accontentavano”. E Gunther era l’ultimo nome della seconda lista.

Il bagnino non era un allocco, e aveva subito identificato alcuni curriculum palesemente falsi: “Ho curato la privacy a Versailles per Luigi XV”, “Ero vicino di casa di Warren e Brandeis, e vedevo sempre la moglie di Warren in giardino in costume da bagno. Bella donna, eh”, “Ho imparato a fare un registro dei trattamenti ancora prima di scrivere”, “Sono riconosciuto come un pioniere della privacy. Mi sono formato sui Monti Appalachi”.

Saltò quelle frasi, che non lo convincevano, e quando vide il CV di Gunther, che recava soltanto la frase “La privacy è nata in Germania, ricordatevelo!”, il nipote fuoricorso gli suggerì, con una strana luce negli occhi che non era di certo una luce d’intelligenza: “prendiamo lui”.

In realtà bastarono pochi minuti, quella mattina, per rendersi conto di come Gunther non avesse la minima idea né del tema di cui avrebbe dovuto parlare, né delle capacità del suo stesso cervello. Era venuto in Romagna soltanto per rimpinzarsi di pompoloni e kapuziner, e durante il suo speech appariva distratto. Mangiava un bombolone, poi beveva un cappuccino, poi un bombolone, poi un cappuccino, poi giù un chinotto a gargarozzo per pulirsi la bocca, e poi diceva qualche parola giuridica a caso tanto il diritto, diceva, è nato in Germania, e ogni parola in tedesco, anche a caso, “ha un significato giuridico”.

Smisero tutti, ben presto, di prendere appunti.
Gunther s’impegnava, poverino, ma confondeva il titolare con il consenso, il DPO con il Garante, il consenso con la ISO 27001, l’informativa con i dati sensibili. Sembrava avere, in alcuni casi, solide basi giuridiche, ma soltanto con riferimento alle norme precedenti al 1955.

Quando la Nives si azzardò a domandare “ma è il caso che teniamo sotto controllo, in questo mese, il sito web del Garante su Internet?”, la sua risposta “ke kosa è web? Ke kosa è Internet? Ke cosa è Karante?” spiazzò un po’ tutti. Forse l’aggiornamento non era il suo forte.

“Ciò … alla fine non mi sembra poi così complicata, la privacy”, disse la sartina Oriana, che si era innamorata all’istante dell’aitante tedesco, mentre Gunther pontificava sui diritti di proprietà nell’Inghilterra del XVII Secolo. “Mi sembra uguale a Downtown Abbey…”.

La riunione si chiuse tragicamente, alle sette, quando al tedesco partì una scoreggia accompagnata da pompoloni, zucchero a velo, kapuziner e chinotto che sembrava una delle fontane luminose di Piazza Gae Aulenti e che centrò in pieno l’aereo da turismo della “Ditta Fratelli Gardini” che stava sorvolando, pacifico, il bagno, con agganciato il manifesto pubblicitario di “Famiglia Cristiana”. L’aereo, colpito, si avvitò come uno Zero giapponese che ha visto in lontananza una portaerei americana.

Gunther, nel frattempo, corse in bagno cercando di coprirsi il retro dei bermuda color cachi (nel senso di frutti) con le sue enormi manone.

“Ciò, sarà stato un data breach”, commentò l’ex professore di greco, che era l’unico che conosceva un po’ le lingue.
“Sì, sì, è proprio un data breach, l’ho letto ieri su Italia Oggi!”, concluse il bagnino “sentite che lo sta notificando proprio adesso? Vedete che Gunther è complaians?”

Gunther, complaians a parte, si chiuse nei cessi, non uscì più, e lasciò la neonata commissione a riflettere sugli adempimenti futuri.
Data la sciolta di Gunther, il bagnino si vide costretto a sciogliere anche la riunione, e la situazione si sbloccò, sia per Gunther sia per tutti, in tutti i sensi, alle otto, con l’arrivo del macellaio in pensione con pane fresco, salame e vino rosso.

“Allora, finito con questa tràstula della praivasi? Che tanto ho letto su ‘Cavalli e Segugi’ che non ci saranno sanzioni! Mangiamo, che è ora?”
Tutto, come spesso capita in Romagna, finì in cibo e vino.
All’orizzonte, i primi avventori del bagno stavano giungendo.
Era venuto il momento di sospendere la complaians, e di darsi appuntamento per il giorno dopo. Sempre alle sei.
Gunther, per farsi perdonare, aveva promesso, comunicando, tra un data breach e l’altro, attraverso le grate del cesso, che per l’indomani avrebbe preparato, e illustrato, un perfetto modello di analisi del rischio per i dati trattati dal Bagno Complaians.
Analisi del rischio. Si cominciava a fare sul serio...