“L’analisi tel riskio, per la lecce sulla praivasi, è essentialmente una kriglia. Tobbiamo fare, subito, una kriglia. Forza!!!! Kriglia!”.

La voce stentorea di Gunther – e mi preme far notare come il sedicente esperto tedesco di privacy arruolato da Primo Graziadei del Bagno Cesira, quella mattina, fosse ben più in forma rispetto al giorno precedente – squarciò, all’alba, la calma della pineta romagnola, e lasciò perplessi tutti i componenti della Commissione Privacy, un organismo testé fondato e già all’opera in vista della scadenza GDPR del 25 maggio 2018.

Il tedesco sembrava essersi rigenerato dopo l’attacco di dissenteria termonucleare globale che lo aveva costretto tra le quattro mura di un bagno per gran parte delle dodici ore precedenti.

Solo grazie al nipote nerd del titolare, che aveva comprato sull’Apple Store una medicina miracolosa (iModium), l’attacco intestinale era stato bloccato.

Gunther, di fronte a sé, non aveva più pompoloni, kapuziner e kinotto, ma una sanissima tisana depurativa al Roibos.

Dai bagni era, alla fine, uscito alle sette di sera, quando erano intervenuti prima i corpi speciali per estrarlo, poi gli ispettori comunali per revocare l’agibilità allo stabilimento balneare (per come Gunther aveva ridotto i bagni) e, infine, era apparso un drago zombie volante sputafuoco per sterilizzare il tutto.

Gunther sembrava convinto. “Tobbiamo fare una kriglia! Ora!”

“Ciò… una griglia a quest’ora”, si azzardò a dire Barilli, il professore di latino e greco di Russi in pensione, “Sono le cinque del mattino… non sarà un po’ pesantina?”

Fu il titolare del bagno, Primo Graziadei, a prendere in mano la situazione, e a uccidere l’indecisione dilagante. Con un solo grido.
“E griglia sia!”
E fu subito un’ovazione di carbonella, castrato, cipolle di Tropea, cipolle di Riaci (rubate ai vicini di Tropea), cipolle di Medicina, salsicce, pancetta, un quarto di bue, un ottavo di mucca, un mezzo di agnello, un cervo, due maiali, un campo di melanzane, e si grigliò anche il campo.
Per l’occasione, fu spianata una griglia da 170 mq su tre piani, amichevolmente soprannominata “L’attico di Fedez”, che era stata tenuta da parte per la grigliata di Ferragosto del 2020.

Gunther, all’inizio, non capiva. Poi si adeguò anche lui senza problemi, mangiando come un drago, chiedendo kapuziner col filetto e il Roibos unicamente per usarlo alla fine per sciacquarsi dai denti i pezzettini di arrosto.

La prima ora di riunione della Commissione Privacy andò via così.
Detto tra noi, il problema di un simile approccio, esiti delle analisi del sangue a parte, è che, per la Legge della Foresta, grigliare della carne alle cinque del mattino vicino alla pineta non è mai una buona idea.

All’arrivo dei primi lupi, e di un rarissimo esemplare di lince comunista del Baltico, si decise di far sparire tutta la carne, e Gunther si convinse a spiegare l’arcano, pronunciando meglio la sua deliberazione.

“Tobbiamo fare una griglia. Non una grigliata! Una griglia”.

Il professore di latino e greco, il più preciso del gruppo, si offese non poco.

“Ciò… sul Rocci sono dati tutti e due i significati. Griglia e grigliata”.

“Ciò… il Rocci dà tutti i significati possibili di tutto quanto…”, fece notare il nipote del bagnino che studiava al classico, con ben poco rispetto nei confronti del sacro dizionario di greco. Ma con tanta ragione.
E ripresero la riunione.

“L’analisi del rischio è una griglia…”, proseguì Gunther, arrotando la “a” con un sonoro rutto che fece volare via la parrucca al meccanico Bombardéin ricordandogli lo scarico di una 500 Abarth preparata Corse, “e la griglia la dobbiamo impostare in base a parametri, e regole, dove indichiamo i rischi, l’impatto dei rischi, e l’effetto sui bagnanti di cui trattate i dati”.
Calò un silenzio di tomba. Qualcosa non andava.

“Ciò… come parla bene”, sussurrò Oriana, la sartina di Meldola, al professore.

In effetti, l’accento tedesco di Gunther era improvvisamente sparito. Lui se ne accorse, e riprese a parlare come al solito.

“Analisi tel rischio facile! In pratica tovete prevetere danno peggiore che possa capitare a bagnanti nella vita, tefinire parametri, e pensare a contromisure”.

Per fare lo spiritoso, prese una foto di sua moglie (che si era infilata nel costume quella mattina) e la incollò al posto della etichetta di una bottiglia di Moretti magnum edizione speciale "Temptation Island" 2015 gran riserva da otto litri.

“Fedete? Rischio e danno: moglie. Rimetio: birra!”.

La battuta fece ridere soltanto il meccanico, che vantava un passato sentimentale travagliato, si scolò davanti a tutti la magnum di birra e si addormentò di botto.

La Commissione Privacy, lasciata a sé stessa, si mise a elaborare l’analisi del rischio. Fecero un giro di tavolo preliminare per individuare la scala, e il risultato fu sorprendente.

“Ciò… una volta mi hanno graffiato la portiera della Cinquecento. È stato il vicino di casa che tornava in bicicletta dal locale di scambi di coppia di Massa”, disse l’Oriana, timida. “Quello è un danno!”

“Io una volta ho fatto il bagno subito dopo un crescione con le erbe e la soppressata, ma insieme alle erbe c’era anche il tosaerba!”, rilanciò il geometra Biffi, “ma prima avevo preso la Citrosodina. Contromisure!”.

Purtroppo in quel modo non si andava da nessuna parte, allora la Nives, che era notoriamente la più precisa, si staccò dal gruppo e iniziò ad annotare la scala dei rischi del Bagno Cesira di sua iniziativa.

“Forza, diamo un valore ai rischi, come ci chiede il Regolamento europeo”, urlò con una mozione d’ordine che sorprese tutti.

1. Bombolone gigante con crema avariata. Esplosione di Ufo Solar vicino all’apparecchio acustico del geometra Bonetti. Scherzare col tizio delle giostre che gestisce il Luna Park di Pinarella facendo battute su sua figlia. RISCHIO ALTISSIMO.

2. Mettersi al sole il primo giorno senza crema. Una schiacciata con pallina da ping pong che ti prende proprio quella parte di carnina che c’è nell’interno dell’avambraccio e ti lascia una bolla rossa. Tuffo di pancia dal pedalò senza vedere che sotto c’è una boa. Mangiare le sogliole che sono arrivate a riva in cerca di ossigeno. Gonfiare a fiato un gommone regalo della Conad all’una di pomeriggio. RISCHIO ALTO.

3. Andare in bici in pineta con tante radici e sella rigida e senza braghette. Addormentarsi al sole con perizoma in domopak comprato in un sexy shop di Cesenatico senza aver visto l’etichetta “non adatto per esposizione solare esterna ma solo per luci da discoteca”. Fare una battuta al venditore di cocco dopo che si è fatto da Cesenatico a Milano Marittima sotto al sole del tipo “la moglie del cocco è la cocca”. RISCHIO MEDIO.

4. Bagno dopo pranzo. Accostamento di formaggio e cachi nella piadina. Lametta negli scivoli di Atlantica e altre leggende metropolitane. RISCHIO BASSO.

5. Rubare un giocattolo dal carretto dei giochi mentre il povero negoziante tira il carretto in spiaggia il 15 di agosto e bestemmia dal caldo. Piadina in Romagna riscaldata e non cotta all’istante. Almeno un film estivo al cinema all’aperto che non abbia Nicolas Cage. RISCHIO NULLO.

Tutti approvarono, e la maestrina iniziò a trascrivere con cura questo primo elenco a fianco del cartellone dei gelati.
La classificazione piacque a tutti. Erano soddisfatti, ma i più spiritosi iniziarono a integrare l’elenco con altre ipotesi.
“Ciò… se il geometra Poletti si addormenta su un fianco dopo il suo solito pranzo, il rischio di chi c’è dietro in linea d’aria è altissimo”, e giù risate.

Gunther si risvegliò proprio in quel momento.
Guardò la lista, la approvò, la siglò con la strana firma “Carmine Cacioppo”, che fece dubitare i più svegli del gruppo (quindi solo in due) circa la sua vera identità di tedesco, e iniziò a gridare “formulaaaa”, “formulaaaa”, “vulnerabilità”, “impatto”.
In effetti, dopo la debacle della mattina precedente, Gunther si era preparato e voleva riscattarsi.
Aveva recuperato un vecchio speciale de “Il Sole 24 Ore”, allegato con il cellophane a Lanciostory, che fu preparato da un consulente del lavoro quando fu introdotto lo Statuto dei Lavoratori. E ne adattò le nozioni e i concetti.

“Come prima cosa, dobbiamo definire la vulnerabilità. Dobbiamo guardarci attorno, in questo stabilimento balneare, e capire se ci sono punti vulnerabili. E se ci sono, li dobbiamo mappare. Dobbiamo vedere, in altre parole, se ci sono difetti del sistema, se questi difetti possono essere conosciuti da un potenziale attaccante, e che possibilità ha l’attaccante di sfruttarli”.

Si guardarono intorno, e decisero immediatamente, fischiettando come un borseggiatore che esce da un negozio di Zara durante i saldi, di soprassedere.
Non c’era nulla che andasse bene, in quello stabilimento. Tutto era vulnerabile. Quindi decisero di passare con nonscialans al secondo parametro.

“Il secondo parametro è l’impatto, ossia che effetti possano avere i difetti dei nostri trattamenti sui bagnanti”.
Gunther prese un secchio di vernice e iniziò a scrivere la formula sui bagni dichiarati inagibili a causa sua.
“Il rischio lo calcoliamo con questa formula, banalissima".

Rischio = probabilità dell’attacco * impatto dell’attacco

La Nives disegnò, alla fine, una matrice del rischio che fu usata, quella stessa mattina, dai bambini per giocare alla dama umana.

L’analisi del rischio fu applicata, sin da quel giorno, ai principali trattamenti dei dati dei bagnanti effettuati dal bagno Cesira, che furono individuati in:
a) trattamento dei dati necessari al pagamento in nero del lettino;
b) scambio selvaggio dei numeri di telefono dopo le 19:00;
c) recupero delle carte di identità perdute post-noleggio dell’unico pedalò;
d) elenco pastiglie blu da mettere nella camomilla.

Dopo neanche due ore, il primo adempimento fu risolto, con estrema soddisfazione soprattutto dei bambini che si erano messi a giocare a dama umana sulla matrice del rischio.