“A panza pina u s’rasona mej”.

Questo è il nuovo cartello che ho trovato all’ingresso del mio adorato stabilimento balneare in Romagna a inizio stagione 2019. “A pancia piena si ragiona meglio”. Non è un semplice proverbio. È l’annuncio di una rivoluzione gastronomica vera e propria.

Eh sì… il cartello segnala il cambio completo dell’offerta alimentare, inevitabilmente dovuto alla scadenza della concessione/scorta sessantennale del mio bagnino. Ma non solo: è arrivato un nuovo cuoco. Cosacco.

Ma andiamo con ordine, che le emozioni sono troppe.

Allora, dovete sapere che il mio bagno è riuscito a sopravvivere alla crisi economica degli anni sessanta, settanta, ottanta, novanta, duemila, duemiladieci e duemilaventi grazie a una geniale strategia commerciale del bagnino. Alla fine degli anni cinquanta acquistò a buon prezzo due silos che erano sul retro di una vecchia fattoria in Ucraina. Li portò in Romagna legati con dei ragni elastici sul portapacchi della sua NSU Prinz verde e, come arrivato a Cesena, andò in un Conad e comprò un kit completo di “cibo vario da spiaggia per settant’anni, forse più”.

Un silos, quello più all’ombra che dà verso le colline cesenati, lo riempì di gelati, bibite, canditi e granite. Il secondo, quello al sole, di pizze, patatine, panini e bomboloni.

All’inizio di ogni stagione, esattamente il 15 di maggio, il cibo per l’estate viene prelevato dai silos, si lima accuratamente la data di scadenza e si riscalda alla bisogna in un tostapane a valvole che era in omaggio con i due silos insieme a un materasso a doghe di legno e tre giorni di idromassaggio nello stabulario delle vongole e delle cozze di Goro, che però i tre giorni di immersione tra le cozze li regalò alla cognata per il suo matrimonio, ma non divaghiamo.

Nessun avventore del Bagno Cesira, compreso il sottoscritto, ha mai sospettato nulla. Sì, è vero, i gelati non erano proprio quelli più moderni, ora che ci penso, e il cartellone pubblicitario sopra al campo da bocce, in latta color pastello, che vedo fin da bambino, recita “Il gelato del Regno d’Italia”.

Adesso che mi ci fate pensare, anche quello in fondo alla battigia ha su scritto “Finalmente a casa tua il sapore della modernità”. E ora che mi concentro proprio proprio bene,  sui Mottarello c’era ancora la data del 1948 e la frase “Ecco a voi per la prima volta nella storia il gelato da passeggio”. Ma a parte questi fragili indizi, nessuno di noi, sinceramente, ci aveva mai fatto caso. Anche perché nessuno passeggiava. I Mottarelli li abbiamo sempre mangiati sotto l’ombrellone.

A volte quando capitavi in un altro bagno e domandavi il gelato Tanara (“Sa, quello con la pubblicità di Giovannino Guareschi”) o un Toseroni, magari non capivano e ti guardavano male. Ma, pensavi, forse è perché non sanno l’inglese. O non conoscono Guareschi.

Insomma, la nostra fornitura di gelati era ferma agli anni cinquanta. Ma noi, con il Paifer, il Croccante, il Cremino, il Bikini, il Cornetto, la Coppa Rica e la Coppa Olimpia, siamo sempre stati benissimo. Anzi no, scusate, per essere onesti, il Paifer, purtroppo ce lo sequestrarono durante i mondiali di Spagna del 1982, proprio dopo il gol di Tardelli. Ma lì fu colpa nostra. Guardammo la partita in spiaggia e ne offrimmo uno ai NAS e scoprirono, proprio in quella occasione, che le righe che si vedevano attraverso il cilindro trasparente non erano di amarena o cioccolato, ma erano crepe di muffa. Ma sono dettagli.

Per le bibite e le granite, non abbiamo mai avuto, sinceramente, alcun problema. Le bibite erano tutte in bottiglie di vetro, perché antecedenti all’invenzione della plastica. Alcune anche in selce e madreperla. Le granite erano ricavate da un unico blocco di ghiaccio. La cosa divertente è che era facile trovarci dei fossili e, una volta, anche le tracce di un uomo primitivo. Una granita ci fu sequestrata, e ora è esposta in un museo di Trento.

Con i bomboloni, invece, la situazione, e questo mi tocca ammetterlo, è stata problematica. Sono sempre stati il nostro punto debole. I sei milioni di bomboloni stipati nel silos nel 1959 non erano neanche male in origine, cioè le prime due ore del primo anno, ma col tempo avevano assunto sempre più un colore ambrato, la crema si era trasformata in calce gialla e, nonostante una sfiammata prima di servirlo (“il bombolone va mangiato caldo”), la corsa in bagno dopo pochi secondi era garantita.

Niente, da quest’anno, come avrete capito, i silos sono vuoti. E il bagnino ha dovuto rinnovare la concessione di cibo. Proprio il mese scorso abbiamo celebrato l’ultimo Cucciolone che, nel frattempo, era cresciuto, era diventato un alano. Ha festeggiato con noi rincorrendo un tedesco e abbaiando agli Ufo Solar.

Grazie al nipote più sveglio, quello laureato su Google, il bagnino ha fatto un’analisi comparativa di mercato su tutti i fornitori in Unione Europea di cibo da spiaggia e ora sta ordinando i prodotti da un’azienda rumena, gestita da un romagnolo.

Ci sono già arrivate bibite, bomboloni e pizzette che sono spedite ogni ventiquattr’ore grazie ad Amazon Pray (una versione di Amazon Prime che costa meno ma dove devi pregare affinché i pacchi arrivino) e che hanno nomi strani: Coca Scola, Pizza MadreRita, Bottarello, Patatine Antica Chips, e così via. Con i due silos, il bagnino ha deciso di farci due saune in verticale che inaugurerà a Ferragosto. Le sta pian piano mandando a temperatura.

Compreso nella fornitura, anticipavo, c’era un cuoco cosacco di origini rumegnole (rumene e romagnole), anche lui arrivato via Amazon Pray (ma bestemmiando), che ha portato anche al mio bagno, finalmente, la possibilità di vera ristorazione diurna e serale.

Il menù è in cosacco, tradotto con Google Translate. Le pietanze sono un po’ pesantine, ma ci stiamo abituando. Almeno ha l’abitudine di usare il sale di Cervia per sgrassare.

La zuppa di pesce alla russa con pomodori (tradotta sul menù, da Google Translate, in “Ma sei sicuro di volerla mangiare d’estate? Anzi, in un mese qualsiasi che non sia dicembre? Anzi, in un periodo della tua vita qualsiasi che non siano i Giorni della Merla?”), che si dice che piacque allo zar Nicola II (e ci ha promesso che lo porterà in visita al nostro bagno) è da lui personalizzata alla romagnola con patate, julienne di piadina, cipolla, pomodori, spezie, olio da moto Motul, peperoncino, aglio, sale e rucola di Cervia. Per sgrassare.

La sua polenta di miglio mondato (tradotta sul menù, da Google Translate, in “Tradotta da Google Translate”) ha la consistenza di un paracarro. Lui la serve sopra a una “torta salata russa da marcia”, che unisce carne bovina, suina e ovina tra strati di pasta spianata. È una crostata di pasta e carne, insomma, più adatta per una marcia lungo il Don che per un lunch estivo, e che il bagnino ha usato subito per rifare il manto dei campi da bocce. La marcia, dopo, è o verso il bagno, o verso il Pronto Soccorso. A scelta (o a sciolta) del cliente.

Infine, il suo piatto signature è il pesce farcito con le uova (tradotto, da Google Translate, con “Povero pesce, le uova sono sode e non ti dico da dove le farò entrare per farcirti”), la sua specialità, che lui però personalizza e lega al guinzaglio il pesce con intestino magro di maiale con nodini ogni venti centimetri e lardo, friggendo poi il pesce in salsiccia così creato nello strutto con i crauti e passandolo nella sabbia di Cervia. Per sgrassare.

Il cuoco cosacco (d’ora in avanti: cosaccuoco) arrotonda vendendo in nero miele d’anguria da lui prodotto (tradotto, da Google Translate, con “Sephora”) da usare come abbronzante.

La prima confezione l’ha acquistata Tanéin, un allevatore di api di Roncofreddo. Ma sono tre settimane che non viene al mare.

Questi due cambiamenti radicali, come prevedibile, hanno alterato le abitudini degli avventori più anziani e, consentitemi, l’intero ecosistema del mio bagno.

Carletto di Cesena, ad esempio, erano cinquant’anni esatti che faceva colazione sempre allo stesso modo, con il bombolone preso dal silos al sole. Da quando mangia rumeno via Amazon Pray si è improvvisamente ritrovato con tutte le analisi a posto. Perfette. Compresi gli ormoni, anche se non li ha più. Sua moglie è preoccupatissima. Un colesterolo a tre cifre suo marito non l’aveva mai avuto. “Ma ciò… non è che con il colesterolo sotto i mille ti gira poi la testa, purèin?”

Ma il momento clou c’è stato quando è stata stappata la prima Coca Scola rumena.

Ha fatto il vero rumore del gasato che sgasa, avete presente quel psssssttttt di quando aprite una vera bibita gasata che non sia scaduta, e ha ammutolito la nostra spiaggia. Tutti si sono girati a guardare il bancone. Avevano sentito un rumore che non avevano mai udito prima, in tutta la storia del bagno, tranne qualche anziano che era presente il primo anno all’apertura delle prime coche che ancora avevano pressione.

Il primo a berla è stato il meccanico Nello che, però, è penta-aerofago: è una malattia rarissima per cui quando uno beve gasato, emette immediatamente aria contemporaneamente, e perfettamente intonato, da cinque punti d’uscita diversi (il famoso ricircolo delle quinte). Bocca, naso, orecchie e ci siamo capiti baby, one-two-three.

Nello è corso a riva per la felicità durante il Festival Mondiale degli Aquiloni di Cervia, e hanno dovuto sospendere la manifestazione.

“Ciò… gli aquiloni sembravano le api del ventesimo livello di Galaga”, ha detto il nipote del bagnino esperto di videogiochi anni Ottanta. Prima di addentare un Ragnum: mandorle, lampone e caramello.