Il tradizionale torneo amatoriale agostano di “ping pong sul sabbione” del Bagno Cesira è connotato, dall’alba dei tempi, da due fasi ben distinte, che prendono il via immediatamente dopo la sofisticata procedura di selezione/reclutamento (e iscrizione) dei concorrenti paganti.

La prima fase è quella delle semifinali, che si tengono dalle 4:00 del mattino su un tavolo in legno massello dipinto di verde edera che era, fino a qualche anno fa, nel cortile del Circolo del Partito Repubblicano di Ascensione.

Poi c’è la finale, alle 13:00 esatte. Sotto il sole, sul tavolo da ping pong presidenziale “Excalibur” in cemento armato e conchiglie dipinto di viola, costruito, narra la leggenda, con veri frammenti di Porta Pia e che ogni anno viene benedetto dal parroco di Valverde, per l’occasione, al suono della banda comunale di Sant’Arcangelo.

Il torneo, come prevedibile, attira iscritti da tutta la Romagna: non solo per i ricchi premi, ma anche perché vincere il torneo del mio bagno è un percorso privilegiato per conquistare, poi, tornei internazionali e, soprattutto, per brevi apparizioni a “La vita in diretta”.

Il bagnino da quest’anno, vista la crisi, ha deciso di accettare tutte le iscrizioni. Tutte. Non appena si è reso conto, all’ottantesima iscrizione, che, avendo un solo tavolo, o si faceva un’eliminazione a ogni punto, con partite che sarebbero durate trenta secondi l’una, o si trovavano delle scuse per eliminare gran parte degli iscritti (che già avevano pagato), ha deciso di percorrere le vie legali.
Grazie al suo avvocato di Lugo, che non solo è stato radiato dall’albo il primo giorno di pratica per aver dato fuoco a un verbale in udienza, ma l’albo gliel’hanno pure tirato dietro di spigolo con la copertina e tutto, ha abbozzato in fretta e furia un “regolamento postumo” con clausola finale per cui, anche in caso di esclusione, non sarebbe stato possibile ottenere il rimborso della quota versata.

I criteri indicati nel regolamento per escludere gli iscritti sono risultati i più vari, e tutti più o meno legati alla tradizione romagnola e alla vita di spiaggia.
Alle tre e trenta del mattino Primo Graziadei e il suo avvocato hanno messo in fila tutti i concorrenti e li hanno passati in rassegna, proprio come il sergente maggiore Hartman in “Full Metal Jacket”. E hanno scelto.

I parametri adottati sono realmente elementari, come il loro cervello.
Anzi, potreste anche voi abbandonare per un attimo i quiz estivi di “Chi” che state facendo, provare a rispondere “sì” o “no” e valutare il vostro livello di ammissibilità (o meno) al nostro stabilimento balneare.
Se superate i cinque “sì”, mi spiace dirlo, e non prendetela sul personale, ma non siete i benvenuti.
Le clausole di esclusione, non negoziabili, sono le seguenti.

(1) Hai i boxer fiorati e un po’ slavati con l’elastico mollato che ti stanno alla cagarella, o i pantaloncini della Sundek che sono talmente lisi che il sole giallo e arancione sulla chiappa sembra ormai una medusa schiattata alla griglia e la piccola riga arcobaleno sembra la Salerno-Reggio Calabria? Mi spiace: sei fuori.

(2) Hai i sandali che, con il sale e la sabbia in mezzo alle dita, ti fanno sempre venire le vesciche ai piedi e cammini sul lungomare che sembra che stai giocando a curling? Sei fuori.

(3) Hai comprato un bombolone alla Nutella per poi scoprire solo dopo che la liquidità della Nutella non si addice a una pasta di forma sferica con un buco nella parte bassa? Sei fuori.

(4) Hai un iPhone con le orecchie glitterate che quando lo tieni sul lettino ustioni i vicini? Sei fuori.

(5) Hai una suocera con le orecchie glitterate? Sei fuori.

(6) Scendi dal pedalone di chiappe, o di tibia, e non salti invece direttamente eretto sull’arenile? Sei fuori.

(7) Quando stai per uscire col catamarano ti posizioni per telefonare tra la spiaggia e la prua e poi ti lamenti se lo scafo ti viene addosso alla prima onda e ti rompe la clavicola? Sei fuori, anche se l’ingessatura alla Cristo di Maratea ti permetterà di continuare a telefonare.

(8) Butti via la parte finale (in cioccolata) del Cornetto o, peggio, non fai in tempo a mangiarla perché arrivi lì, al culetto avvolto di cartina argentata, ed è già sciolta? Sei fuori.

(9) Ti gocciola sempre la parte di sotto in ghiaccio giallo del Lemonissimo, e ti impatacchi tutta la mano? Sei fuori.

(10) Quando fai la doccia, dopo una bella nuotata, alzi gli occhi al cielo, pieno di shampoo, e sotto al gettito caldo allarghi il costume con due dita per fare entrare e scorrere l’acqua insieme alla schiuma manco fossero le Terme di Caracalla e tutta la tradizione secolare della salus per aquam, noncurante di chi è in fila e ti sta guardando? Sei fuori.

(11) Hai preso la tintarella con la riga della canottiera a coste e sulla tua schiena si può giocare a Sudoku? Sei fuori.

(12) Hai scelto la mezza pensione perché pontifichi che tanto a pranzo in spiaggia fai il bravo, e prendi solo un po’ di melone, e la cena vera la fai la sera perché l’estate è l’occasione per rimettersi in linea, e poi invece ti fai uno scoglio e le cozze che tanto sono leggere ed è tutto guscio, e un po’ di fritto non vuoi prenderlo, ma solo mezza porzione, che poi sotto l’ombrellone con sto caldo ti si ripropone? Sei fuori.

(13) Ti metti a leggere “Il Fatto Quotidiano” col garbino e ti stupisci se te lo ritrovi spaginato in Istria? Sei fuori.

(14) Ti fai tagliare in quattro la piadina perché “così si mangia meglio”? Sei fuori.

All’alba, dopo aver applicato criteri sì stringenti, erano rimasti, come prevedibile, in quattro.
E i quattro eroi hanno finalmente dato il via al torneo e si sono scontrati nelle due semifinali. Dove tutti gli stratagemmi sono consentiti.

Tai Adel, il cinese ammesso alla semifinale, è già ben noto ai cultori del torneo perché, palesemente, non sa giocare a ping pong ma viene selezionato per rispetto delle sue origini.
Tai è in cura dalla dottoressa Bonucci di Marina di Ravenna da sei anni, tre sedute a settimana.
La psicologa cerca di fargli comprendere che può essere normale, nella vita, non saper giocare a ping pong. Che può esistere un cinese con altri interessi, e che non sia capace di usare bene una racchetta. “Che non muore nessuno, ciccio, se questo non è il tuo sport”. Ma niente, per lui è un’onta. Un qualcosa che non riesce a superare.

Tai si è scontrato, nel primo match, con Walter Lingotto, un fabbro in pensione di Lugo. Walter ha un braccio destro con un muscolo che è grande come il petto del cinese e, soprattutto, si è forgiato da solo la sua racchetta, in puro Adamantio, di notte, nella sua ex officina, al calore del fuoco vivo.
Walter non ha tecnica ma ha, per così dire, potenza. Pensate a un Ivanisevic miope, per capirci. Lui picchia, e forte, senza avere però il minimo controllo della direzione. Neppure l’impugnatura in Vibranium, che dovrebbe garantire ai suoi tiri lo stesso controllo dello scudo di Capitan America, può qualcosa contro la sua imprecisione congenita.

A ogni schiacciata di Walter, come in un rito collettivo, tutto il pubblico si abbassa. Tanto che da quest’anno, tra gli sponsor, ci sono anche le palestre CrossFit di Viserbella. Dopo i primi undici punti di Walter, è dovuto intervenire un reparto dei Navy Seals in vacanza in Romagna che era venuto a farsi fare i tatuaggi belli a Rimini e che si è visto, però, affondare in men che non si dica il mezzo blindato d’approdo.

In ordine, le sue schiacciate hanno abbattuto: un albero secolare in pineta donato e piantato da Anita Garibaldi in persona, un vascello storico esposto al porto di Cesenatico, un chiosco di piadine che era stato premiato come miglior esercizio commerciale in nero del 2017, un palo con la bandiera della guardia costiera, un casotto in legno da Baywatch con dentro il bagnino e un pedalone (il pedalone era dentro il casotto in verticale, per quello non ho messo la virgola). Le successive schiacciate sono riuscite a piegare lo stecco di un Liuk appena tolto dal frigo, hanno abbattuto l’aereoplanino che mostrava in cielo lo striscione “Novella 2000 Albano cogli” (non ci stava tutta la frase, il titolo di Novella completo era “Albano coglie l’attimo e riallaccia con Romina”), hanno fatto esplodere un go-kart nella pista Happy Valley, hanno seccato la torre di Pisa all’Italia in miniatura, hanno fatto crollare una piattaforma per il petrolio e, in un gran finale pirotecnico, hanno affondato la Motonave Apollo con l’intera Orchestra di Mirko Casadei e una cascata in cielo di vino e pesce fresco a bordo per tutto l’Adriatico e parte del Mar Baltico.

Il cinese, come prevedibile, ha giocato tutta la partita in estrema difesa, nel senso che si è posizionato sotto al tavolo con le mani e le braccia a coprirsi la testa, gridando frasi del tipo “non sono assiculato”, “il mio dentista in felie”, “sulla tibia male male ahi ahi ahi”, e cose simili. E ha perso clamorosamente. Il fabbro è andato in finale senza particolari difficoltà. E Tai ha aumentato a quattro le sedute settimanali con la dottoressa.

L’altra semifinale ha visto fronteggiarsi la signora Perasti, ex campionessa condominiale di tennis del circolo “La lucciola” di Cesena, fan e coetanea di Lea Pericoli, e il geometra Righetti del comune di Conselice.

Il geometra Righetti ha preso lezioni segrete dal macellaio del suo paese, che gli ha insegnato a tagliarle, e in effetti, con l’effetto, ha subito dimostrato un grande vantaggio, unendo la sua precisione di geometra (che punta sempre agli angoli) alla capacità di generare tiri insidiosi.

La signora Perasti dal canto suo, in gonnellino bianco, polo gialla e scarpe rosa, si è messa a svolazzare da una parte all’altra del tavolo, inseguita da uno sciame di api, emettendo strani gridolini e giocando con uno stile molto inglese. Non riusciva, però, a gestire le palle del geometra: ha respinto solo tre tiri tagliati indirizzandoli verso il pubblico. Uno si è trovato in omaggio la barba fatta e finita tipo hipster, un altro ha avuto limata la calotta cranica e sua moglie ci ha subito messo sopra il centrotavola regalo di matrimonio dei cugini che non si sa mai dove mettere, e un terzo si è fatto gratis lo scrub al petto e alle gambe. Il geometra è andato in finale anche lui senza particolari ostacoli.

La finale, all’una, ha visto da una parte Walter braccio di ferro e, dall’altra, il geometra precisini.
Sopra di loro, il sole, e una temperatura di 50 gradi all’ombra. Ma loro non erano all’ombra. Che poi, uno si domanda: che senso ha una previsione che dica “ci sono cinquanta gradi all’ombra”? Perché uno dovrebbe stare all’ombra, se ci sono 50 gradi? Ma stai in casa!

Comunque, non divaghiamo. Walter si è trovato subito in difficoltà a causa del manico in metallo della sua racchetta, diventato rovente. Un conto è giocare all’alba, un conto è giocare all’una.
Nel finale di match, ha provato a sostituire la racchetta con la griglia incandescente del bagnino usata per i barbecue di contorno e rinfresco al torneo, e che era, comunque, meno calda. Ma giocare con la griglia non gli ha dato la stessa precisione, e le palline scivolavano sui residui di salsa rosa o di grasso delle bistecche.
Il geometra riusciva così a schivare le mazzate gridando “fuori”. L’unica palla che ha provato a tagliare, prima di rinunciare, ha trasmesso l’effetto prima al suo braccio e poi a lui e ha iniziato a prillare fino a fare un buco nella sabbia. Si è auto-piantato come un ombrellone, in sostanza.

Alla fine, dopo undici “fuori”, Walter ha vinto. Lo hanno estratto dalla sabbia, e lo hanno premiato.
Il favoloso premio? Un panettone avanzato da Natale ma “lievitato bene, che si tiene anche dieci anni, ciò”, offerto dal forno di Russi.
In questo racconto non sono stati maltrattati turisti. Tranne qualche tedesco.