C’è un giorno, in tutta la Romagna, un solo giorno, che è considerato il giorno per eccellenza. Chiamatelo come volete: il nostro giorno dell’indipendenza, il nostro giorno del giudizio, il nostro giorno dell’espiazione collettiva, il nostro giorno della separazione delle acque (e delle piade).

Parliamo, giusto per capirci, di un giorno che viene cerchiato in rosso sui Lunéri di Smémbar sin dai primi di gennaio di ogni nuovo anno, e che è atteso da tutti coloro che sono in vacanza: bambini, adulti, bagnini, produttori seriali di gavettoni, cocomerai, ciclisti, mamme con passeggino, pizzaioli, chioschi di piadine, cani al guinzaglio, tedeschi, gestori di sale-giochi, pompieri.
Quel giorno è, ovviamente, il Ferragosto.

In Romagna il Ferragosto è celebrato con varie modalità che si sono evolute nel corso dei secoli sempre cercando, però, di rispettare la tradizione originaria.

I nativi dei primi insediamenti rurali e agricoli nelle zone di palude tra Ferrara e Rimini si limitavano, narrano gli storici, a festeggiarlo con un gavettone, da intendersi, secondo la ben nota definizione del Sapegno, quale:

“goliardico e modesto getto d’acqua, in origine eseguito utilizzando due mani giunte a coppa, che a volte includeva anche rane, zanzare o anguille, a seconda dell'aquitrino da dove l’acqua era prelevata”.

Della tradizione del gavettone bucolico originale ci sono rimaste alcune incisioni sul muro interno del Duomo di Sant’Arcangelo: s'intravede una gentil donzella di bianco vestita che, nascosta dietro a un angolo, aspetta il fidanzato con le mani a coppa e, giocosa, gli indirizza uno spruzzo d’acqua insieme a petali di rosa. Tutti e due sono sorridenti.
Lui dice: “Oh, un gavettone! Ma mi bagno tutto!”. E lei risponde: “Ah ah ah”. E lui: “Oh oh oh”. E lei: “Ma... perbacco!” e vanno avanti così in seicento tavole per tutte e quattro le mura del Duomo, ma vi risparmio il resto, visto che quelle che vi ho riportato sono le frasi più articolate.

Il piccolo (e innocuo) gavettone/rituale amoroso a due mani con petali di rosa e (occasionalmente) zuppa di pesce e di rane ha subito, come è noto, una brusca evoluzione, a metà degli anni Ottanta, sino a generare vere e proprie battaglie d’acqua che includono, oggi, secchiellate e secchiate, cubetti di ghiaccio infilati nei costumi, granite al tamarindo versate in testa, trascinamento di bagnanti dormienti dal lettino all'acqua senza badare a iPhone e auricolari, lanci tuffo-bomba dal pedalone per bagnare i vicini, lanci dal pedalone di soggetti terzi anche scelti a caso, lanci di pedaloni, birre medie chiare versate sull’addome rosolato al sole, waterboarding sui mosconi, cisterne di acqua gelata scaricate nelle automobili ferme ai semafori e uso promiscuo di idranti su tutto il lungomare.

Accanto alla tradizione del gavettone si sono affiancate delle modalità di celebrazione che mi permetterei di definire “spurie” ma che contribuiscono a connotare anch'esse il Ferragosto: un’evoluzione diretta del gavettone è, ad esempio, la cocomerata (battaglia, o gavettone, con la polpa del cocomero, che si è diffusa soltanto dopo gli anni della Milano da bere e il benessere collettivo degli anni Novanta), la spedizione con pistole ad acqua con liquido gelato sulle spiagge nudiste di Fosso Ghiaia mirando basso, il lancio del Calippo durante le partite di bocce, lo schiaffo del soldato eseguito con il costume bagnato, l’uso di pistole e fucili caricati ad acqua e, in determinate zone, a pallini solidificati di Lemonissimo.

A margine degli scherzi, poi, la Riviera si anima con eventi collaterali di gran pregio.
È previsto, ad esempio, l’arrivo di una barca d’epoca carica di scrittori che, dal mare, approdano al Grand Hotel di Cervia e si mescolano, nei bagni, agli avventori per decantare i loro versi di fronte a bambini sporchi di Cornetto, tedeschi che non capiscono e bagnanti abbronzati che trasudano crema in pubblico.
Come possiamo, poi, dimenticare i tradizionali fuochi d’artificio, o la gara ciclistica dei Sedici Colli o, alle prime luci della sera, il piano-bar in ogni hotel, residence o colonia che si rispetti.

I bambini sono quelli che fremono di più: non vedono l’ora, la mattina, di prendere e andare in spiaggia.
“Esci ben già in costume, che ti prenderai subito un gavettone già nel vialetto o in pineta”, dicono le mamme previdenti, con raccomandazioni rituali che si tramandano di generazione in generazione, “Non andare in bicicletta, che se prendi una secchiata cadi”, “Non girare con un phon o una stufetta, che se no ti fulmini”, e così via.

Al Bagno Cesira il Ferragosto è, chiaramente, assai sentito.
Il bagnino Primo Graziadei, che si comporta da taccagno per tutta la stagione, quel giorno decide di non badare a spese (si narra che sia, quello, l’unico giorno dell’anno in cui va a fare un Bancomat da 250 euro e il Bancomat gli chiede, proprio prima di domandargli se vuole lo scontrino, “Oh, Primo, ma va tutto bene?”), sia per celebrare come si deve la tradizione, sia per entrare in competizione con gli altri bagni, proprio come si fa con le luci di Natale.
Anzi, a proposito, stamattina, all’alba, il bagnino ha come prima cosa allestito le luminarie di Natale, con un albero gigante al centro della spiaggia e decorazioni che illuminano lettini, sdrai e ombrelloni. "Ciò, se è festa, che festa sia!", ha dichiarato alla Fonospiaggia azzeccando il primo congiuntivo della sua vita.

La tradizione dei gavettoni è stata celebrata, all’alba, con l’ormai classico agguato a Olindo che, però, non è riuscito molto bene.
Tre anziani di Ferrara della Brigata Pensionati, suoi vicini di ombrellone, si sono posizionati in piedi sulle cabine con un secchio di cagnina da 25 litri per bagnare nel vino la giornata di festa.
Le cabine abusive sono state costruite in cartongesso e pagine centrali di Novella 2000 pressate e, non appena i tre hanno sollevato il secchio come hanno avvistato Olindo sul vialetto, sono sprofondati e si sono trovati inspiegabilmente sepolti da detriti, auto-gavettonati e auto-ingessati.
Uno dei tre, poi, aveva in tasca il battery pack cinese a zainetto per iPhone del nipote nerd che, a contatto col vino, ha generato una fiammata.
“Oh ma che novità”, ha detto felice Olindo in un francese stentato, “quest’anno abbiamo anche il vinbrulè”.

Bartolozzi, ex pilota da turismo in pensione (nel senso che girava tutte le pensioni in aereo, parcheggiando fuori), per farsi notare da una bagnina piacente del bagno adiacente (quindi una apiacente) non ha badato a spese, né è andato per il sottile: ha noleggiato nientemeno che un Canadair. Perché il romagnolo, quando ha da mettersi in mostra, fa le cose in grande. È partito da una base militare in Germania, ha volato radente una volta arrivato a Lido degli Estensi per raccogliere acqua, e ha scaricato sul bagno adiacente al Bagno Cesira una bomba d’acqua da sei tonnellate con, dentro, vongole, cozze, zanzare, due pescatori, un motopeschereccio, un chiosco di piadine, decine di gonfiabili e un tizio coi pantaloni rossi che vende case in televisione e che era d’accordo per fare alla bagnina piacente la dichiarazione d’amore su commissione una volta smaltiti i danni. Ma il gesto così pacato non è stato apprezzato, e la storia d'amore, a Dio piacendo, è finita sul nascere.
"Ciò, bagnina bagnata, bagnina fortunata", ha detto tra le lacrime il Bartolozzi prima di essere trascinato in Tribunale.

I danni dei gavettoni usati nel combattimento corpo a corpo negli spazi del Bagno Cesira sono stati, anch’essi, ingenti: tra secchi partiti insieme all’acqua, gavettoni di ghiaccio solido e decine di persone scivolate sul pavimento, diventato ben presto una pista da pattinaggio, le due ambulanze facevano avanti e indietro con l’ospedale di Cesena. “Ciò, bello il calcetto saponato, è una novità di quest’anno!”, ha detto Waimer mentre perdeva il controllo delle sue gambe e centrava,orizzontale con la mossa del siluro, una preziosa vetrata in Cristallo di Boemia decorata in stile Art Nouveau che Primo aveva trafugato da una chiesa di Praga.

Quando la situazione gavettoni stava per diventare critica, il bagnino ha portato 500 fette di cocomero e ha gridato la parola d'ordine, “cocomerataaaa”, ma non tutti ne hanno compreso il senso. Duilio ha iniziato a mangiarsi fette di cocomero in stile frantoio con anche la buccia e i piattini di plastica: dalla parte sinistra della bocca ingurgitava, e dalla destra sparava semini a mo’ di mitragliatrice uccidendo gabbiani fino a quando non è intervenuto l'ENPA di Cesenatico.
Alcuni bagnanti, entrati maggiormente nello spirito del gioco, hanno iniziato a strofinare fette di cocomero in testa ad amici (soprattutto a quelli con una maglietta bianca, o a tedeschi al secondo eritema) per, poi, mangiarle in compagnia.

Olindo, con un’astuzia degna di Richelieu, si è strategicamente posizionato a bordo strada sul lungomare in attesa del passaggio dei ciclisti della Sedici Colli armato di tre fette di cocomero da sei kg ciascuna, e grandi come gondole rosa. Non appena ha avvistato i primi tre individui su due ruote, si è spostato in mezzo alla strada e, con un sorriso grande come una casa, li ha cocomerati. Non aveva gli occhiali, però, e si è accorto solo dopo che erano tre poliziotti in moto che pattugliavano il lungomare. È stato malmenato e torturato in pineta per 24 ore, secondo le nuove direttive del Ministro degli Interni che erano state approvate proprio quella mattina.

La cocomerata è finita quando Primo ha annunciato il terzo evento della giornata: l’arrivo della barca con gli scrittori esattamente di fronte al Bagno Cesira.
In realtà, per fare concorrenza all’evento ufficiale, che volontariamente non si ferma al bagno Cesira dato lo scarso livello intellettuale dei bagnanti residenti, il bagnino, grazie alla sua solita Agenzia di Talenti, ha affittato un pedalone e ha chiesto all’agente di poter affittare tre scrittori che tenessero la conferenza-presentazione di Ferragosto nel suo bagno. E che costassero poco.

Quando il pedalone è arrivato, subito si è capito che qualcosa non andava.
I tre scrittori trovati dall’agente erano una romanziera esistenzialista vestita come una cantante di liscio la notte di San Lorenzo, un prete-hacker in borghese e cappellino con scritto “God is better than Root” e un esperto di politica internazionale, prestato alla filosofia e mai più restituito, in completo di lino bianco e mocassini portati sulla pelle nuda.

La scrittrice esistenzialista, che è poi la sorella minore del responsabile dell’agenzia, ha presentato il libro “Se mi ami, scappo, se mi scappi, ti amo, se ci ammiamo, scoppiamo”, pubblicato in una collana rosa degli Editori Invorniti.
Si tratta di una storia tristissima, autobiografica, che narra di un amore basato su malintesi e giochi di parole da osteria e che, però, ha avuto un discreto successo in un condominio di Solarolo e alla casa protetta di Cesena, anche grazie alla foto in copertina dell’autrice procace in costume da bagno (la famosa “quarta di copertina”).
“Io vivo di scrittura” ha iniziato a declamare ancora prima di scendere dal pedalone.
“Vuole un cefalo?”, le ha risposto il pescatore che stava attraccando, evidentemente interessato all'argomento.
“Gioco coi rapporti di coppia, e genero parole”, ha detto di nuovo, attirando l’attenzione del campione di gogar del bagno, che le ha subito risposto “oh, anche io, prima, seconda e terza, rapporti corti e entra la coppia!”.
È riuscita a vendere solo un libro, e lo ha venduto alla più sensibile del gruppo, la sartina di Russi, perdutamente innamorata del professore di latino e greco in pensione.

Il prete-hacker presentava un libro futuristico, “Una connessione della Madonna”, che metteva a raffronto i Paesi con la connessione più veloce, l’incremento dello sviluppo di siti religiosi in loco e il culto hacker per le bestemmie (tutte riportate in appendice, in ordine alfabetico e veterinario).

Dopo una preghiera collettiva (“Password Nostra”), il patetico evento si è concluso con l’esperto di politica che si è presentato sulla spiaggia del Bagno Cesira con un libro dal titolo “Dal populismo al sovranismo, passando per l’onanismo”. Si tratta di un saggio molto complesso che azzarda teorie originali sul rapporto tra l’evoluzione dei sistemi politici portati avanti dalla generazione dei quasi cinquantenni e i cataloghi Postal Market e Vestro che hanno caratterizzato, evidentemente, la loro adolescenza.

Purtroppo, nonostante le raccomandazioni del bagnino, l’evento non si è potuto concludere in un clima adeguato e, soprattutto, culturalmente elevato.
Bombardéin, arrivato in ritardo alle presentazioni perché aspettava che si liberasse il camion da motospurgo della ditta “Stura, cessi e figli” di Massa Lombarda, è entrato in spiaggia ai cento all’ora intraversato e ha sparato un getto di liquame sui relatori e sul pubblico per festeggiare, a modo suo, il Ferragosto.
L’incidente diplomatico non è stato ricomposto, gli scrittori se ne sono andati offesi a morte e solo il prete ha capito i limiti dell’umana natura, e non si è irritato.

Il momento dei fuochi d’artificio è, neanche da dire, il più atteso, quello che chiude la stagione.
Anche in questo caso il Bagno Cesira è stato boicottato. Il suo gestore non paga dal lontano 1931 la quota annuale all’Associazione degli Albergatori di Cervia e, quindi, non contribuisce all’evento. Prima dei fuochi, il Comune ha così deciso di stendere un gigantesco telo nero ed erigere una cupola di vetro riflettente, subito ribattezzata The Dome, attorno al bagno, per non far vedere agli avventori dello stabilimento i fuochi d’artificio pagati dal Comune.

Ma niente paura! Grazie a Tai Adel, il giocatore di ping pong cinese del bagno, Primo è riuscito a mettere le mani su una partita di fuochi cinesi avanzati dal festeggiamento della Nuova Era Imperiale a Pechino.
“Ciò, mi sembrano un poco, poco, poco sovradimensionati per la nostra spiaggia”, ha notato modestamente Tonino l’idraulico, anche esperto di pulizia dei camini, vedendo dei razzi che sembravano dei silos per il grano con una miccia nel cudruzzo.

Ma non c’è stato tempo di riflettere: non appena si sono sentiti in lontananza i primi botti fuori dalla cupola, è scattato lo spirito di competizione e anche i razzi del bagno Cesira sono stati lanciati senza indugio e, soprattutto, senza criterio.

I primi due sono rimbalzati sul telone isolante e sono tornati indietro, incenerendo metà stabilimento e, soprattutto, le scorte di viveri del bagno (“Ciò, salmone affumicato per tutti per i prossimi dieci anni” ha gridato Primo con nonchalance, minimizzando l’incidente). Altri due razzi hanno bucato, invece, il telo e hanno centrato una portaerei di ritorno dalla Libia che stava festeggiando Ferragosto con l’orchestra di liscio di Renzo il Rosso (poi rinominato, di lì in avanti, Renzo il Nero).

I tre botti finali sono stati fatti direttamente dal cinese che ha sbagliato a dare fuoco a tre missili e li ha fatti esplodere rasoterra, generando un cratere che ha inghiottito gran parte degli avventori.

Per fortuna, dopo i tre botti del cinese, il piano-bar di Romualdo e i Paiper, che in realtà è sempre stato da solo, lo ha lasciato pure la moglie, ma il nome collettivo faceva più chic, ha concluso degnamente la serata, con hit e balli lenti, tombola e trenino, bollicine e bomboloni.

Mentre Primo, soddisfatto, canticchiando "Ferragostoooo... amore mio non ti conoscooooo..." cerchiava sul calendario il 15 agosto del prossimo anno...