Cronache dalla Romagna (S01 E02): "Donne e motori"

La passione per i motori, e in particolare per i go-kart, ha contagiato anche gli spericolati avventori del Bagno Cesira.

Cronache dalla Romagna (S01 E02): "Donne e motori"

La Romagna è, notoriamente, terra di motori. È una passione che non guarda al sesso, all’età, alle condizioni fisiche, ma solo alla velocità, alle sgommate, all’olio e al rumore delle marmitte.

Il sabato mattina, gli anziani del Bagno Cesira si recano, da lunga tradizione, a correre ai gogar.
I gogar sarebbero i go-kart, ma i vecchietti non lo riescono a dire bene, sia per mancata conoscenza dell’inglese, sia per l’inceppamento da dentiera. E allora semplificano.

La pista internazionale di gogar che è sita sull’Adriatica ogni anno affitta al bagno il circuito. Dalle 6 alle 8 del mattino. Incustodito. Tutti i sabati.

Parliamo, ovviamente, di un evento assolutamente per soli uomini: le signore accompagnano, si posizionano in tribuna con un po’ di piadina, formaggio morbido, fichi caramellati, ciccioli, una grigliata di alici, tre kg di paganelli vivi da cuocere al sole, salsiccia, un po’ di insalata per pulirsi la bocca, fritto di calamari, brodetto di triglie e sei bottiglie di cagnina. E fanno il tifo.

Questa mattina la spedizione era composta da: Gianni, tassista in pensione di Imola, che si è presentato in livrea scura, camicia bianca, cravatta rossa e cappello da vigile; Ugo, ex guidatore di pullman confort della linea Castelfranco Emilia – Pinarella di Cervia, in bermuda cachi e maglietta “Like a Virgin” di sua figlia quando era madonnara; Geppo “Mercurocromo” Tebaldi, ex giostraio e riparatore di vetture da autoscontri, detto “Mercurocromo” perché, dopo i gogar, torna in spiaggia cosparso di mercurocromo che sembra Iron Man, a petto nudo e costume da bagno arancione con calzetti a tre dita e Havaianas; Aldo, benzinaio di Goro, in tuta dell’Agip; Flavio, parcheggiatore del Kursaal Lido, con l’immancabile borsello; il meccanico Bombardèin che, si dice, abbia fatto anche una gara di motomondiale come meccanico Gilera, e il sempre presente Checozza.

Anche quest’anno non sono mancate le sorprese.
Il primo a partire è stato Checozza, chiamato così perché è ignorante che cozza, ossia talmente ignorante che con la testa prende contro ai muri e agli angoli, di qui il soprannome Checozza.

Non ha smentito, anche in questa occasione, la sua ignoranza. Per fare il fenomeno, e impressionare le signore sulle tribune, è partito con il casco alla rovescia, gridando: “Tanto ormai la pista la conosco a memoria, in tutti questi anni che ci vengo!”.
Proprio quest’anno i gestori hanno costruito una variante nuova, che collega la pista con l’Aquafan e il suo famoso scivolo/cascata, per cui Checozza ha imboccato subito il tunnel, fatto lo scivolo e lo hanno dovuto recuperare a Rimini.

Gianni, il taxista di Imola, è partito per secondo. Ha messo in moto, acceso la radio, guardato gli specchietti, prima destra e poi sinistra, sistemato l’aria condizionata (“Ciò, fa un po’ caldino tutti vestiti, eh”), poi si è girato d’istinto e ha detto: “Dove la porto?”, ma per la distrazione si è infilato dentro un penumatico che delimitava la pista alla prima curva.

Ugo, il guidatore di pullman, oh, andava anche bene, poverino, se non per il fatto che si fermasse ogni 500 metri. Aspettava se c’era uno da caricare, e poi ripartiva. Sembrava che fosse al minigolf.

Come ogni anno, Mercurocromo e il benzinaio Aldo sono partiti piano, si sono studiati per bene, prima avanti un po’ uno, poi avanti un po’ l’altro, ma, poi, si sono ingarellati, ed è stato il momento più appassionante anche per la platea.

Aldo quest’anno aveva portato il suo meccanico Bombardèin, che gli aveva truccato il gogar un attimo prima della partenza sulla base delle planimetrie e della meccanica della macchina di “Ritorno al Futuro”.

Sul rettilineo Aldo ha aperto un manicotto che teneva tra le gambe ed è partita una fiammata che ha dato fuoco ai capelli laccati della Nives in tribuna, ma non è stata sufficiente per farlo arrivare primo.
“Oscia èc scuràza”, ha commentato con la sua solita delicatezza, citando un salmo oxoniense, la Contessa decaduta Arnolfi, che credeva la fiammata provenisse dalle chiappe di Aldo.

“Ciò, avrà mangiato troppe pesche nettarine. Fa così anche mio marito al mattino presto. Oh, non metto neanche più la sveglia. E mi alzo dal letto già pettinata!”.

Ha vinto, come prevedibile, Mercurocromo, che si era fatto tutta la gara sano e salvo e senza nemmeno un graffio ma poi, nei festeggiamenti, ha provato a impennare come Valentino e si è capottato, con il casco che faceva scintille sull’asfalto.

Il parcheggiatore del Kursaal ha rimesso in ordine tutto, e alle otto è arrivato il gestore del circuito, ancora con il segno del cuscino sulla faccia, ha fatto un piccolo calcolo dei danni e si è fatto pagare l’equivalente di una settimana a Cortina d’agosto oltre a un biglietto ingresso per l’Aquafan.

Nel tragitto di ritorno dalla pista al Bagno Cesira, in due hanno continuato la gara sulle carrozzine a motore truccate, anche se uno si è fermato all’improvviso sull’Adriatica quando ha visto una signorina seminuda in una piazzola ferma al sole con un ombrello. E ha voluto fare il simpatico:

“Ciò, se vuole le mostro il mio, di ombrellone”.
E lei: “Mah, più che un ombrellone mi sembra l’ombrellino che mettono sui cocktail al Nuovo Fiore di Milano Marittima. E pure chiuso”.